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Martin Heidegger

L'opera d'arte per Heidegger

L’opera d’arte, secondo Heidegger, non è un’imitazione della realtà, bensì un’apertura attraverso la quale la verità si manifesta. Per descrivere questo fenomeno Heidegger usa il termine “Aletheia”, una parola greca che significa “verità” come svelamento: l’opera d’arte svela qualcosa di nascosto. La verità emerge dall’oscurità e si presenta dinanzi all’artista e allo spettatore. Per questo motivo, il luogo in cui un’opera d’arte si trova è cruciale, in quanto contribuisce alla rivelazione della verità dell’opera d’arte. Questo luogo non è solo uno sfondo nel quale è inserita l’opera, ma è parte integrante dell’opera stessa. 

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Heidegger fa una distinzione tra l’essere-oggetto dell’opera d’arte e l’essere-opera. L’oggetto è la mera materia nella quale c’imbattiamo, un fenomeno estetico sterile e vuoto. Mentre l’opera è la dimensione più profonda, quella in cui entriamo a contatto con la relazione tra il mondo e l’artista. Dunque l’essere-oggetto è una delle determinazioni possibili dell’essere-opera, e l’opera si trasforma in oggetto quando viene sottratta dal mondo, quando cambia la relazione che ha con il luogo nel quale trova la sua dimensione più autentica. Il contesto, che può includere elementi come la cultura, la storia e l’ambiente circostante, è essenziale per comprendere appieno il significato dell’opera.

Le opere sono trasferite dal loro luogo e spazio autentici. Quanto al rango complessivo e a tutte le cosiddette “qualità”, nonché alla capacità di provocare un’impressione, il loro essere opera, di certo, non è più quello autentico. Per quanto possano essere ancora così ben conservate e comprensibili, il trasferimento all’interno della collezione e l’assunzione nella custodia che ne assicura la trasmissione le hanno sottratte al loro mondo. -L’origine dell’opera d’arte, Heidegger

Heidegger dice che possiamo far certo esperienza delle opere d’arte come espressione della loro epoca, ma non possiamo accedere alla loro dimensione più profonda, perché ci sono state quelle che chiama “disgregazione-di-mondo” e “sottrazione-di-mondo” che hanno infranto l’essere-opera dell’opera d’arte, e questo processo è irreversibile.

Cosa intende Heidegger quando parla di mondo? Il “mondo” è l’orizzonte in cui si svolge l’esistenza umana. Non si riferisce solo al pianeta Terra, o agli oggetti materiali, ma anche alle relazioni umane, ai significati delle cose, ai valori, alla totalità delle esperienze umane. Il mondo è il contesto nel quale emergono il senso e la significatività delle cose. Dimenticare questo mondo, o sottrarlo dall’opera d’arte, significa compromettere la nostra comprensione delle cose e ottenere una visione più limitata e superficiale. 

Complementare al concetto di “Mondo” c’è quello di “Terra”, che rappresenta la base su cui il mondo sorge. La terra è il luogo da cui ha origine l’esistenza umana, la materia nella quale siamo radicati e che spesso ci sfugge perché distratti dai problemi quotidiani. La terra è la radice e la fondazione, mentre il mondo è il contesto e il luogo dell’esistenza umana.

Heidegger usa il dipinto di Van Gogh, “un paio di scarpe”, per far comprendere meglio il suo pensiero. Nel dipinto vediamo delle scarpe logore, consumate, che danno testimonianza dell’utilizzo quotidiano che ne è stato fatto e del passare del tempo. Le scarpe, usurandosi, diventano il simbolo della “terra” nel senso heideggeriano, svelano l’essere umano che si immerge nella concretezza dell’esistenza. Van Gogh cattura la materialità delle scarpe, il peso della vita vissuta, radicando la sua opera nella terra. Così le scarpe sono passate dall’essere mera materia all’essere opera, e diventano un ponte verso il “mondo”. Esse svelano la storia di chi le ha indossate, le fatiche e le gioie della vita quotidiana. Le scarpe, divenute opera d’arte, diventano il veicolo attraverso cui il mondo si rivelava al pittore e, successivamente, agli osservatori delle sue opere.

Nell’opera in quanto tale è all’opera l’accadere della verità, il che significa che, nell’opera, la verità è posta in opera. La messa-in-opera della verità, questa è l’essenza dell’arte. Verità, bisogna sempre considerare questo, non vuol dire qui una qualsiasi verità, un singolo che di vero, qualcosa come un pensiero e una proposizione, un’idea o un valore, che all’incirca vengano “rappresentati” dall’opera, bensì vuol dire l’essenza del vero.

Antonino Leo

di Antonino Leo

Filosofo, scrittore, divulgatore e fondatore del progetto filosofia contemporanea.

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