L'inferno sono gli altri

Nell’opera teatrale “A porte chiuse” Sartre mette in scena tre personaggi collocati all’inferno in una stanza apparentemente chiusa, senza finestre e specchi, in attesa di ricevere la loro punizione. Durante l’attesa i personaggi iniziano a rapportarsi tra di loro, parlando della loro vita trascorsa sulla terra, dei loro desideri, delle loro passioni e dei “peccati” commessi.

Sartre mette in primo piano la vergogna originata dall’esistenza degli altri, quella che si prova nel momento in cui compi un azione e sei visto, e dunque giudicato, oggettificato, dall’altro. 

 

"Il boia è ciascuno di noi per gli altri due."

Questo vale anche per i personaggi del dramma, Garcin, Inès, ed Estelle, ognuno è visto e giudicato dall’altro, al punto da arrivare a chiedere all’altro di essere compreso ed assolto dai propri peccati, facendo intendere che il giudizio altrui sia la cosa più importante per la definizione di noi stessi.

Così ad un certo punto dell’opera, Garcin pronuncia le parole famose per le quali l’opera è ricordata: “Tutti questi sguardi mi divorano…Oh siete soltanto due? Vi credevo molti di più. è questo dunque l’inferno? Non l’avrei mai creduto. Vi ricordate? Il solfo, il rogo, la graticola…buffonate! Nessun bisogno di graticole; l’inferno, sono gli Altri.

Questa frase è stata mal interpretata come un’impossibilità di avere rapporti con gli altri, Sartre voleva dire tutt’altro ed ha dovuto chiarire il significato in una sua intervista, dunque lasciamo parlare lui…

SARTRE:

«Ho voluto dire “l’inferno sono gli altri”.
Ma “l’inferno sono gli altri” è stato sempre frainteso. Si è creduto che io volessi dire che i nostri rapporti con gli altri sono sempre avvelenati, che si tratta sempre di rapporti infernali.

Invece è tutt’altro che voglio dire. Voglio dire che se i rapporti con gli altri sono contorti, viziati, allora l’altro non può che essere l’inferno. Perché?
Perché, in fondo, gli altri sono ciò che vi è di più importante in noi stessi, per la nostra propria conoscenza di noi stessi.

Quando noi riflettiamo su di noi, quando tentiamo di conoscerci, noi usiamo in fondo le conoscenze che gli altri hanno già su di noi, ci giudichiamo con i mezzi che gli altri hanno, ci hanno dato, di giudicarci.
Qualunque cosa io dica su di me, sempre il giudizio altrui vi è presente. Qualunque cosa io senta di me, il giudizio altrui vi è presente. Il che vuol dire che, se le mie relazioni sono cattive io mi metto in una totale dipendenza degli altri e allora, sì, io sono in inferno.

C’è una quantità di gente nel mondo che è in inferno perché dipende troppo dal giudizio altrui. Ma questo non vuol dire affatto che non si possano avere differenti rapporti con gli altri: questo indica solo l’importanza capitale di tutti gli altri per ciascuno di noi.»

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