«il conflitto è il senso originario dell’essere-per-altri»

In-sé, per-sé, per-altri

Nella sua opera “l’essere e il nulla” Sartre si propone di stabilire la relazione che c’è tra gli oggetti presenti nel mondo, e la coscienza che conosce questi oggetti: una relazione tra l’essere in sé delle cose e l’essere per sé.

L’essere-in-sé è appunto l’essere delle cose, le cose che sono gettate nel mondo e non hanno alcun rapporto con le altre cose. Per l’essere in sé non esiste alterità, è opaco, massiccio, basta a sé stesso. “non può sopportare alcun rapporto con l’altro”, dice Sartre.

Mentre l’essere-per-sé è l’essere della coscienza, in quanto coscienza di qualcosa, che si manifesta nel momento in cui si incontra un essere in sé. Dunque l’essere della coscienza è una negatività dell’essere delle cose. C’è questo essere nel mondo che a differenza di tutti gli altri oggetti, a differenza delle pietre, ha coscienza del mondo e può fare riflessioni su ciò che percepisce.

“Se è presente a sé, significa che non è del tutto sé. La presenza è una degradazione immediata della coincidenza, perché presuppone la separazione.”

L’essere per sé non coincide mai con l’essere in sé, in primo luogo perché quest’ultimo è chiuso in sé stesso e non da possibilità di essere definito, ma solo pensato astrattamente. Ed in secondo luogo perché il soggetto proietta le proprie aspettative sulle cose, e così facendo va ad annullare il loro essere. Andando ad immaginare il “non” dell’essere (quello che non c’è), si introduce il nulla nel mondo, in quanto si proietta qualcosa dalla propria immaginazione al mondo esterno, ed il mondo assume il senso che gli è stato dato.

In questo senso l’essere del per-sé nega costantemente il mondo che gli circonda, allo scopo di progettare la propria esistenza. Tuttavia, durante il proprio progetto, il soggetto si scontra con un altro essere simile a sé: l’altro. Un altro essere-per-sé che attraverso lo sguardo può annullarmi, rendermi un oggetto, e farmi diventare un essere-per-altri. L’altro con la sua libertà mi definisce, rendendomi impossibile essere padrone assoluto della situazione, poiché divenuta imprevedibile a causa della sua presenza.

L’essere-per-altri da vita ad uno scontro tra due libertà, e nel momento in cui provo ad annullare la libertà dell’altro, ecco che mi espongo al pericolo che l’altro annulli la mia. Con la presenza dell’altro nasce un conflitto sulla realizzazione del mio possibile, giacché anche l’altro sta provando a realizzare il suo possibile, che non coincide con il mio.

«Ogni realtà umana è una passione, in quanto progetta di perdersi per fondare l’essere e per costituire contemporaneamente l’in-sé che sfugge alla contingenza essendo il proprio fondamento, l’Ens causa sui, che le religioni chiamano Dio.

Così la passione dell’uomo è l’inverso di quella di Cristo, perché l’uomo si perde in quanto uomo perché Dio nasca. Ma l’idea di Dio è contraddittoria e ci perdiamo inutilmente; l’uomo è una passione inutile.»

-Jean-Paul Sartre, L’essere e il nulla

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